Titanic

No, non ho intenzione di consigliarvi il film “Titanic”, bensì ho voglia di raccontavi un’esperienza vissuta nei tre giorni passati.

Vi ricordate Andrea Ventura?

Ecco, giovedì 8 settembre dopo aver passato l’esame di inglese, sono partito con lui per la Sardegna. Sono stato scelto come membro dell’equipaggio del “Forever”, la sua barca. La tratta che avremmo dovuto percorrere era dal porto “Santo Antioco” al porto di “Montecarlo”. purtroppo però le cose non sono andate nei migliori dei modi, ora vi spiego perché.

L’equipaggio era costituito da:

  • Gualtiero = padre di Andrea, capitano della barca e purtroppo milanista sfegatato.
  • Andre (El Payaso) = vice capitano  in quanto possessore di patente nautica anche lui purtroppo milanista.
  • Alisee = figlia di Gualtiero nonché sorella di Andrea, unica donna dell’equipaggio che tentava in ogni modo di tenere ordini in barca, compito arduo essendo gli altri quattro componenti tutti maschi.
  • Io = marinaio alle prime armi, con lo spirito giusto per imparare, ovviamente interista.
  • Paolo = personaggio pittoresco, affinità con il mondo marino quasi nulla,unica abilità posseduta, quella di fare Spritz e animare le serate. Almeno interista.

Dunque questo è l’equipaggio che è salpato circa tre giorni fa dal porto di “Santo Antioco”. I primi due giorni sono trascorsi in maniera fantastica, tra bagni frequenti, sfide a carte e ore passate a navigare sotto un sole splendido solo ogni tanto congelato da qualche commento in ambito calcistico (vi ricordo che eravamo due interisti a bordo con due milanisti). Scherzi a parte dopo due giorni avevamo percorso più della metà del percorso previsto, dunque dopo una votazione all’unanimità abbiamo deciso di fermarci per cenare in un porto vicino (eravamo già in Corsica). L’ingresso in porto è stato spettacolare, anche perché era già tardi, le 20.00 circa e questo porto  costruito all’interno di un’insenatura artificiale tra due rocce altissime era illuminato creando quasi un’atmosfera Hollywoodiana.

Dopo aver cenato e giocato la nostra solita partita  a carte siamo andati tutti a dormire tranquilli e rilassati.

Purtroppo per il mattino seguente dopo aver iniziato la navigazione, verso le 11.00 circa, un’esplosione ha rimbombato in tutta la barca, tutti siamo scattati in piedi, un brivido mi ha percorso la schiena e gli sguardi che si sono susseguiti in quel momento avrebbero spaventato anche il più calmo dei monaci cistercensi. dunque ci siamo tutti diretti a poppa, dove abbiamo trovato Paolo disteso per terra perché aera carambolato giù da un divano a causa dell’esplosione (lui era propio sopra la camera motori), devo ammettere che ci siamo rasserenati nel vedere che anche lui stava bene. Dunque il capitano, impavidamente è sceso nella camera motori, dove ha trovato pezzi di metallo ovunque, immersi in olio e benzina. scoprimmo solo in seguito che il problema era dovuto alla rottura dell’albero motore.

Devo ammettere che in quegli istanti, ho avuto anche io paura, mi sono sentito per un istante come i passeggeri del “Titanic”, come Tom Hanks in “Cast away”, beh insomma avete capito. Per un istante ho immaginato a cosa raccontare se fossi stato l ‘unico superstite di quella barca, come avrei potuto sopravvivere (non eravamo vicini alla costa, saremo potuti andare alla deriva), se sarei stato in grado di mangiare il defunto corpo di uno dei membri dell’equipaggio. Per fortuna però, non è stato necessario attuare nessuno di questi disperati gesti.

Infatti Gualtiero è tornato in cabina dei comandi ed è riuscito ad azionare il secondo motore della barca, dunque abbiamo invertito il nostro senso di marcia e ci siamo diretti alla velocità di ben 3-4 nodi (contro i 21, prima dell’incidente) verso la Sardegna, dovevamo portare la barca là, così da poterla aggiustare. Dunque dopo vent’otto ore di navigazione divise in due giorni siamo arrivati  esausti (soprattutto Gualtiero che ha dovuto  portare la barca), al porto di “Maria di Gallura” dove un addetto del cantiere ha verificato le condizioni della barca e constatato che l’albero motore si era spezzato. (motivando che sono cose che possono succedere, e non si possono prevenire).

Dunque scornati abbiamo preso un taxi fino all’aeroporto di Alghero, poi un aero fino a Linate (ed è propio da qui che vi sto scrivendo) e appena atterreremo andremo diretti a casa. Alla fine, se guardiamo a come è andata e a come sarebbe potuta andare, nella sfortuna ci possiamo ritenere fortunati.

Un abbraccio.

Vitto.

PS: Forse in qualche passaggio mi sono fatto prendere un po’ troppo dalla narrazione degli eventi, dunque non leggete in maniera troppo letterale.

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